TUTTI
UGUALI...TUTTI
DIVERSI...
Dal
libro: STORIA
DI UNA
GABBIANELLA...
Il
gatto Zorba
dice alla gabbianella
Fortunata:
“… abbiamo imparato ad apprezzare, a rispettare e
ad amare un essere diverso. E’ molto facile accettare e amare chi è
uguale a noi, ma con qualcuno che è diverso è molto difficile e tu ci ha
insegnato a farlo.”
Questo brano ci fa capire una cosa importante: si
può amare e rispettare anche chi è diverso da noi, come dice
l’art. 1 della “Dichiarazione dei Diritti dell’Infanzia”.
ARTICOLO
1
Il
bambino deve godere del diritto all’uguaglianza, senza elezioni, senza
distinzione di razza, di colore, sesso, di lingua o di religione.
Abbiamo
riflettuto sull'Art. 1
e abbiamo provato ad
interpretarlo nei nostri racconti. Eccone alcuni.
Tutto iniziò così...
Era il primo giorno di scuola della
terza; la maestra, l'anno prima, ci aveva accennato che l'anno dopo
sarebbe arrivato un nuovo compagno che però non sapeva ancora come si
chiamava, non sapeva com'era fatto, insomma non sapeva niente su di lui!!!
Soltanto la direttrice conosceva le sue caratteristiche, ma non l'aveva
accennato ancora a nessuno.
Un lunedì mattina, cioè il primo giorno
della terza, entrai in classe tutta contenta di rivedere i miei amici e la
maestra ci salutò.
Tutti tranquilli lavoravamo,
chiacchieravamo, disegnavamo e avanti così, ma, ad un certo punto, si
sentì il pianto di una bambina di più o meno otto anni. La maestra
socchiuse la porta e uscì dalla classe, provò ad aprire la porta dello
sgabuzzino e trovò una bambina non tanto alta, di colore, con tante
treccine in testa e perline tutte colorate, vestita con una gonnellina
rosa, una maglietta azzurra ed un golfino fatto di pizzo bianco. Entrò in
classe con questa nuova bambina e ce la presentò, dicendo che era Maria,
la nostra nuova compagna di classe, che era diversa da noi, però di non
trattarla male perchè poteva essere più debole di noi.
Suonò la campanella delle 10,30: voleva
dire che era l'ora di intervallo; lei si era
portata una piccolissima merenda.
Piano piano, Maria si avvicinò a me e mi chiese se le potevo dare
un pezzo del mio panino al salame; io glielo diedi proprio con sacrificio,
lei mi disse un timido grazie e, durante l'intervallo, non giocò per
niente.
La maestra alle 11.00 ci mandò al posto
e Maria chiese, sempre molto timida, cosa dovevamo fare, la maestra
le rispose di aspettare un attimo. Incominciò la lezione...
all'inizio non ci credevo... era seduta vicino a me! La maestra aveva
spostato da vicino a me le mie amiche del cuore, Matilde e Sofia.
Maria mi chiedeva ogni due minuti
qualcosa: e come si scrive... e come si legge... e che ore sono... Ad un
certo punto mi alzai e, gridando, dissi: “Basta!!!”. La maestra mi
chiese perchè avevo urlato in quel modo ed io le risposi che era perchè
Maria mi scocciava! Passò un
mese, poi due, poi tre, poi... finalmente iniziò a capire qualcosa;
nell'intervallo qualcuno giocava con lei, ma io quasi mai.
Arrivò il 15 Giugno e dovevamo andare in
vacanza: tutti avevamo lo zaino pieno, più due borse di libri. Io, il 16
Giugno partivo per le vacanze e, purtroppo anche Maria; lei non mi disse
dove andava in vacanza, ma io le dissi che andavo a S.Vincenzo.
Alla mattina partii con il mio camper e
andai a S.Vincenzo; il giorno dopo, nel campeggio, arrivò un altro camper
e si mise di fianco a noi: era di persone di colore.
Facemmo amicizia e... sapete chi era? Era
Maria.
Classi 4° Gramsci