VISITA
ALLO STAGNO DIDATTICO
Martedì
16 ottobre siamo andati al Parco Sangone.
Ci
ha accolto Valentino, il giardiniere comunale, che ci ha fatto dividere in
due gruppi, ai quali a turno ha spiegato come è nato lo stagno didattico
e quali sono le sue caratteristiche.
Ci
ha detto che qualche anno fa nel parco era già presente una macchia
umida, nata da una vena d’acqua sotterranea proveniente dal fiume
Sangone, in cui erano presenti animali e piante che permettevano un
equilibrio ecologico nella zona.
Ha
specificato che “equilibrio ecologico” significa che in un ambiente
“tutto deve essere come un cerchio”, che si chiama catena alimentare,
in cui prede e predatori devono essere nel giusto numero, perché se non
è così, si rompe il cerchio, cioè la catena alimentare e si creano dei
danni all’ambiente.
Così,
per mantenere inalterato l’equilibrio ecologico, quando la
macchia umida è sparita, perché era diventata una
discarica, è nata l’idea di costruire uno stagno.
Lo
stagno didattico è stato costruito cinque anni fa dagli alunni delle
classi terze, i quali hanno scavato una buca, l’hanno ricoperta con un
telo e l’hanno riempita d’acqua, attraverso un impianto che collega lo
stagno con la fontana che si trova vicino al laboratorio del parco.
Prima
erano state messe dentro delle piante acquatiche e, intorno, delle pianti
palustri; nell’acqua piano piano si sono moltiplicati insetti e piccoli
animali.
Le
piante acquatiche che abbiamo osservato sono le TIFE, l’erba PESTE e
l’erba MILLEFOGLIE che insieme ossigenano l’acqua al punto giusto e
non fanno produrre troppe alghe.
Oltre
a queste piante abbiamo notato la MENTUCCIA D’ACQUA, che attira diversi
insetti con i suoi fiori profumati e la CANNUCCIA PALUSTRE, che cresce
spontanea e su cui la LIBELLULA depone le uova.
Per
evitare che gli insetti si moltiplichino troppo, accanto allo stagno è
stato piantato un prugnolo
(prunus spinoso), che serve per attirare gli uccelli, i quali oltre a
mangiare i frutti dell’albero, mangiano anche gli insetti dello stagno.
Così
vengono eliminati gli insetti in eccesso, mantenendo l’equilibrio dello
stagno.
Dopo
ci siamo spostati nel recinto di uno stagno più grande e abbiamo iniziato
ad esplorarlo osservando i diversi tipi di vegetazione.
Lì
c’erano le stesse piante dello stagno didattico (però le tife erano
infestate da parassiti) e altre, come le LENTICCHIE D’ACQUA (che
galleggiavano), le CALLE
(che producono dei fiori bianchi, a forma di imbuto), gli IRIS
GIALLI ( che appartengono alla famiglia dei gigli ), i GIUNCHI (
che sono flessibili, per cui si utilizzano per fare stuoie,
cestini…) e i SALICI DORATI, che con le loro radici servono a tenere
compatto il terreno, evitando di farlo franare.
Abbiamo
notato che non c’erano le NINFEE, foglie e fiori galleggianti che di
solito caratterizzano le acque stagnanti.
Valentino
ci ha fatto toccare delle alghe secche che, se non vengono tolte,
soffocano lo stagno.
Con
il retino alcuni di noi hanno pescato le alghe morte, che al tatto erano
mollicce e le hanno messe fuori dall’acqua, altri hanno estirpato le
erbacce che si trovavano sui bordi melmosi dello stagno.
Mentre
lavorava Claudio G. si è ritrovato nel retino una rana, così abbiamo
potuto osservarla.
Nell’acqua
abbiamo visto due pesci rossi e una tartarughina acquatica.
Nell’aria
e sul pelo dell’acqua volavano diversi tipi di insetti, tra cui i
GERRIDI pattinatori,
e qualche libellula. Abbiamo raccolto diversi tipi di piante
e
prelevato un campione d’acqua stagnante per osservarli al
microscopio.
Classi
terze